EDITORIALE N. 11-12 NOVEMBRE-DICEMBRE 2009


A PROPOSITO DI SCUOLA...

Riprendo una interessante discussione portata avanti dal Dott. Giancarlo Mori, penso nei lontani anni Novanta.
Il Dott. Mori esprimeva interessanti considerazioni intorno ai nodi essenziali della nostra scuola e del fatto che non è sempre utile , o positivo, parlare di quest’ultima.
Le cose che si esprimono sulla formazione scolastica italiana sono spesso il risultato di un processo induttivo non corretto come del resto sovente abbiamo nella comunicazione di massa, dove da fatti particolari si deducono talvolta arbitrariamente conclusioni generali.
Molti ne restano coinvolti in un dibattito dal risultato sterile, compresi certi intellettuali che pronunciando sentenze per eliminare i “mali” della scuola rimangono imbrigliati in una logica protesa verso l’autobiografia.
Ognuno sembra essere legittimato ad esprimere giudizi, solo perché è passato, nel bene o nel male, tra i banchi scolastici. La maggioranza degli italiani, quando pensa all’Istruzione, pensa ad un sistema formativo agonizzante ed inefficiente.
Come sempre, qualcuno ne è convinto ed esprime verità ma qualche altro invece mente.
Epimenide, il cretese afferma che tutti i cretesi mentono! In quanto cretese anche Epimenide è ritenuto un bugiardo. Ma se è un bugiardo, ovviamente mente e, in tal senso, non è più legittimo pensare che tutti i cretesi sono bugiardi. Allora almeno un cretese dice la verità. Sarà Epimenide? Un paradosso, insolubile ed infinito paradosso! Sovente siamo rassegnati dinnanzi ai paradossi ma in realtà sarebbe importante rivolgersi verso gli altri e la comunità, con maggiore rispetto e, comprendere, ad esempio, quanto si è fatto e quanto si sta facendo nella scuola.
La scarsa conoscenza della scuola porta inevitabilmente a trascurare, non solo le grandi cose, ma anche le piccole, quotidiane, prodotte da studenti protagonisti ed operosi.
Non è legittimo pensare che il nostro sistema scolastico è “un mucchio di calcinacci” anche se necessario e decisivo sarà un intervento “equilibrato” per rinnovarlo.
Propongo un termine che mi è caro: equilibrio che si lega con simpatia ad armonia e saggezza. In un epoca dove la mondializzazione è giunta alla maturità, non è più accettabile l’imposizione di “corporativismi” come d’altronde non è più sostenibile una filosofia della “condiscendenza”di una scuola che “si fa carico di ogni emergenza che il sistema sociale fa ricadere su di essa”. A malessere si aggiungerebbe altro malessere.
Se è vero che spesso l’effetto di sollecitazioni esterne producono soluzioni che la scuola adotta è altrettanto vero che il protagonismo dei soggetti scolastici è linfa vitale per la stessa. Personalmente darei preferenza a quest’ultima: la professionalità dei docenti, dei dirigenti, il protagonismo degli studenti che dovrebbero acquistare nel messaggio educativo fiducia in sé, insomma, fiducia negli uomini che vivono la Scuola.
L’innovazione è professionalità ma anche esuberanza vitale, è autonomia e flessibilità didattica ma è soprattutto condivisione e nuova ricerca dei “linguaggi”, ovvero, più esplicitamente, “libera comunicazione”. Il silenzio provocherebbe involuzione, o tanto peggio , “guerra”.
Una sfida?

Riccardo Sirello, Direttore Responsabile della Rivista Telematica Nuova Didattica, novembre-dicembre