EDITORIALE N. 9-10 SETTEMBRE-OTTOBRE 2009
A proposito di ortografia! Se ne discuterà
anche in Italia?
Presumo che anche in Italia si dovrà discutere sulla riforma della ortografia. François de Closet lo ha fatto recentemente in Francia e con estrema chiarezza.
Ovviamente, ciascuno di noi ha opinioni diverse su di un tema assai
delicato, basti citare i "puristi rigorosi" in
antitesi ai "lassisti pressapochisti". Ma la questione è il confronto con i nuovi linguaggi, compresi quelli stenografici dei giovani che fraternizzano sempre più con i "messaggini". Quest'ultimi evidenziano una notevole capacità di sintesi ma nello stesso tempo producono riflessioni sul possibile imbarbarimento della lingua scritta.
Molti " ortoprof " hanno iniziato una vera e propria caccia alle streghe! Cerchiamo di riflettere sulle predette questioni.
L'invenzione della stampa ha generato il desiderio di unificare la grafia e le differenze al fine di evitare tutti i controsensi. Gli italiani ne sono stati i maestri al fine di far corrispondere la grafia alla pronuncia; sappiamo che in Italia, ancora oggi, è diffusa la preferenza per una esposizione orale rispetto a quella scritta.
L'aspetto storico e filosofico non è trascurabile per un italiano che ha assimilato nella memoria strorica, seppur inconscia, i vissuti di una certa
artistocrazia e di una borghesia protesa verso
un processo di rifeudalizzazione ed imbevuta di una modernità non convinta dalle novità che l'Illuminismo francese offriva. In effetti, solo alcune aree in Italia furono toccate profondamente dalla lezione che insegnava che l'Uomo si sarebbe emancipato dallo "stato di minorità" riflettendo criticamente sugli eventi stabilendo limiti e le possibilà derivate dall'uso della Ragione.
La Francia della borghesia illuminata, agli inizi dell'Ottocento, ha iniziato rapidamente di sviluppare un interesse verso la pratica dello scritto e della ricerca ortografica priva di equivoci: l'invenzione del dettato è stata una pratica pedagogica precoce , una manovra "democratica" , di "uguaglianza" delle grafie e di certo meno sanguinosa della macchina di M.Guillotin.
La
centralizzazione napoleonica, le riforme dell'Istruzione e delle Università si è accompagnata ad un sentito desiderio di
unificazione linguistica che rispecchiava l'esigenza di rispetto verso le Istituzioni. La stampa si diffonderà ed aiuterà a contribuire al fine di un rispetto delle regole che non erano ancora praticate dai molti ma che, infine, aiuteranno a formare il "nuovo cittadino" inserito anche nei dibattiti accademici.
La cultura borghese che cercherà di rifiutare la diversità anche
attraverso i mezzi ortografici faranno riflette molto. Queste
riflessioni spero che potranno essere utili e motivo di discussione.
Riccardo Sirello