EDITORIALE N. 3-4 MARZO-APRILE 2007


Ricordo di Jean-François Lyotard, il filosofo francese della post-modernità, recentemente scomparso

Ripensare la modernità e definire la condition postmoderne intesa come una cultura costantemente "in divenire" a seguito delle grandi trasformazioni delle regole scientifiche, letterarie ed artistiche: Jean-François Lyotard è da ritenersi un profondo filosofo del nostro secolo attento alla dissoluzione dei "metaracconti".
La scienza eternamente in conflitto nei confronti delle grandi narrazioni ha compreso che riflettendo con i soli occhi della misurabilità e della quantificazione si dissolve essa stessa in una grande narrazione che apre ad un mondo illuso delle favole.
In tal senso la scienza si è protesa verso una nuova forma di legittimazione delle sue regole che definiscono una forma di statuto che fa della filosofia uno strumento privilegiato nella ricerca del vero. La modernità aveva dato impulso alla ricerca di metodi che confluivano nei metaracconti che saranno sempre più desiderosi di porre l'accento sulle analisi etico-sociali ed i meccanismi delle istituzioni.
La post-modernità implica una sorta di sospetto , seguita dalla dissoluzione dei fondamenti epistemologici moderni, accompagnati peraltro, da una pratiche rinnovata della filosofia della storia. L'instabilità si è diffusa nel contesto in una pluralità complessa di giochi linguistiche con accenti che si apriranno anche al confronto con l'ermeneutica. Sono però i giochi linguistici ad acquisire una centralità e prioritaria è ritrovare una legittimità che ponga l'attenzione sui dati ed i legami sociali.
L'ipotesi di lavoro riguarda il nuovo statuto del sapere soggetto al mutamento, nonchè all'interesse orientato verso una società post-industrializzata che inaugura una cultura dei segni-significati postmoderni.