EDITORIALE N. 4 APRILE 2006


Recentemente mi è capitato di leggere uno scritto di Remo Bodei che riflette sul rapporto tra libertà e necessità dell'agire morale con riferimento all'Etica. I nostri pensieri si orientano verso interessi che presuppongono modelli marginali ma ogni essere umano si dovrebbe domandare al momento delle scelte se quello che sta per fare è giusto o sbagliato, se si è costretti ad agire in un certo modo o se si è liberi effettivamente di agire secondo le intenzioni o i desideri.
La consapevolezza implica l'indagare dei criteri delle nostre azioni. Pensiamo al concetto di giustizia senza aver posto il problema della natura della giustizia stessa. Remo Bodei affronta l'interrogazione della libertà , del nostro agire, richiamando dilemmi di difficile soluzione. Significativo è un antico aneddoto. Si racconta di un filosofo stoico che, tornato a casa, sorprende il proprio servo intento a derubarlo. Avendo assistito alle lezioni del padrone, lo schiavo cerca astutamente di difendersi, dicendo di essersi persuaso, aderendo allo stoicismo, di una fondamentale verità: che ogni atto è assolutamente necessario, inevitabile da imputare alla ferrea concanetazione degli eventi, al Fato in persona. Non bisogna, dunque, attribuire a lui alcuna responsabilità per il furto, giacchè da sempre egli era destinato a perpetrarlo. Lo stoico, senza batter ciglio, va allora a prendere un bastone e comincia a picchiarlo, soggiungendo soavemente, che anche questa randellata era scritta nel libro del destino.
La necessità lascia dunque spiragli di libertà al volere umano?

Riccardo Sirello