EDITORIALE N. 10 OTTOBRE 2004


DenKen ohne Gelandander
A suo tempo mi ero già soffermato sul Pensare senza balaustrata: Hannah Arendt e Simone Weil dallo sradicamento alla comprensione .Il richiamo è per me assai intenso, quello della condivisione della filosofia e della cultura del Novecento come una condizione erratica di sradicamento e di eccentricità. La crisi della Tradizione come caduta di ogni normatività, di ogni invarianza mi porta a leggere, anzi intus-legere, il Novecento in tale dimensione storica dove non è più possibile un stabile criterio di verità nè tanto meno di condotta. Vale per la filosofia contemporanea ciò che Italo Calvino diceva nel 1979, in una intervista televisiva, a proposito del suo libro Se una notte d'inverno un viaggiatore : "Viviamo in un mondo illeggibile, perchè dovrebbe essere leggibile il romanzo" ? Questo mi fa pensare che chi vuole rinunciare a leggere deve cercare la leggibilità diversa , non ovvia, che è altro , per usare un termine ricordando il grande filosofo francese Jacques Derrida, fatta di differance . Una lettura mai data stabile ed in partenza, ma fatta di relazioni, dove non è più il Soggetto l'unico vincitore. Gran parte del Novecento istituisce le proprie tradizioni, costruisce universi di discorso e possibilità di lettura del reale in un rapporto a volte paradossale, con le voci del passato. Ritorna, eccome ritorna un me questo tema ricorrente, a volte ossessivo della Metafora del Denken ohne Gelander...una Metafora che è per sè conservata come di Hannah Arendt per me , resa pubblica a difesa del Selbstdenken manifestato da Lessing. La scelta dell'autonomia individuale di un Soggetto che si fa precario carico sempre di esistenza di vita e di morte si contrappone alla omologazione , ad un positivismo poco intelligente ed alla inconsapevole condivisione di un modello sempre più lontano dalle libertà .