EDITORIALE N. 10 OTTOBRE 2002
E' tempo di programmazione didattica e mi sembra doversoso fare un richiamo a ciò di cui hanno molto bisogno oggi i nostri giovani: un forte richiamo alla memoria. I piani didattici dovrebbero porre una attenta riflessione ad un tema talvolta caduto in un abuso commemorativo per comprendere come mai le attuali generazioni non rispondono sempre con precisione a due questioni essenziali: che cosa si ricorda e di di chi è la memoria. L'interrogativo investe direttamente il ricordo di sè affetto da un rafforzato senso di egocentrismo da parte della società e talvolta anche da parte di una pedagogia amante degli approcci fenomenologici. Ma forse non sarebbe opportuno rispondere prima alla questione del che? Senza alcun dubbio la memoria del singolo è un terreno interessante ma come rendere conto della memoria collettiva sempre più dimenticata in una tempesta anche mediatica che fa delle emozioni un dato d'indagine prioritario? L'atto del ricordo dovremmo farlo iniziare dal che perchè l'ego dovrebbe venire dopo la questione intenzionale. mneme e anamnesis due termini su cui confrontarsi perché ci dicono da un lato come i ricordi appaiono, al limite passivamente, al punto di caratterizzarsi come affezione (pathos), mentre dall'altro lato i ricordi intesi come oggetto di una raccolta ordinariamente chiamata ricordare, ricollegare. Molti problemi si dovrebbero collocare in un tema assai fertile come quello della memoria al fine di realizzare una politica della giusta memoria; molti interrogativi dovrebbero rispondere alla questione del rapporto memoria e fenomeni mnemonici per raggiungere una vera e propria epistemologia delle scienze storiche, non dimenticando infine il dato ermeneutico, caratteristica essenziale del sapere umano. Ci ripromettiamo durante il nostro percorso annuale di risollevare il problema intersecandolo con il piano didattico