EDITORIALE N. 5-6 MAGGIO-GIUGNO 2002
Inizierei con queste interessanti riflessioni che desidero porre all'attenzione dei nostri lettori:
Platone si orienta a ridurre il mondo della realtà alla dicotomia inganno-verità.
La tendenza si orienterebbe ad identificare, almeno in questo
contesto, l'inganno con l'illusione. Ma l'illusione non è inganno, anzi,
essa è parte della verità. Kant, per esempio, aveva rilevato che all' inganno
per tengono
cose come i trucchi del prestigiatore e i giochi pittorici a trompe-l'oeil, mentre all'
illusione per tiene la poesia. Kant opera queste distinzioni basandosi sul fatto che, nel
primo caso, una volta scoperto il trucco, ci si stanca presto del gioco, mentre nel secondo caso
si scoprono sempre cose nuove.
(I. Kant, Inganno e illusione, in Kant/Kreutzfeld, Inganno e illusione, a cura di M.T. Catena, Ed. Guida, Napoli, 1988, pp.44-45).
Mi appare interessante questa triade inganno-illusione-verità.
L'illusione è legata alla verità e pertanto non sempre c'è inganno
anche perché l'illusione è scherzo e lo scherzo implica il saper giocare.
Ma come ben sappiamo il buon gioco ha a che fare con regole ed ordine.
Vorrei forzare questo filosofare ad una mera riflessione intorno alla didattica
anche perché sovente il mondo della ricerca storica e filosofica della scuola è
affetto da una tristezza di fondo. Troppi studenti soffrono della sindrome della
"historie bataille".
Come far comprendere che il gioco è disciplina? Che non è caos o tanto peggio banale
consumo? Se imparassimo ad apprezzare la dinamica del gioco forse
comprenderemmo che
è possibile far lavorare gli studenti con entusiasmo raggiungendo ottimi risultati.
Ma la lezione più importante che impartiremmo riguarderebbe la stessa nozione di libertà.
La libertà non è trasgressione delle regole ma implica una decisione autonoma del voler
giocare con delle regole. È poi possibile praticare un gioco senza regole? Giocando si crea,
si organizza, si relaziona e l'apprendimento diviene mutevole e non sclerotizzato. Anche la
stessa illusione ci aiuta nell'apprendimento, ma tale riflessione ci porterebbe molto lontano
e sarebbe utile ritornare al grande Hegel che nello scritto: "Fenomenologia dello Spirito" ci
ha fatto anche ben comprendere come l'autonomia non potrà abbandonare mai il riconoscimento
che equivale a dire: il gioco non abbandonerà mai le sue regole e le sue procedure.