EDITORIALE N. 2 FEBBRAIO 2002


La filosofia come materia d'insegnamento è proposta in Italia nel triennio liceale e solo alcune sperimentazioni degli Istituti tecnici hanno avuto il privilegio di accedere nelle stanze del "sapere teoretico" ed oggi ci domandiamo se ne avranno mai più diritto. Attualmente siamo in una fase che potremmo definire di latente o silenziosa insofferenza verso una disciplina ritenuta troppo "critica" o quantomeno orientata verso la riflessione e diffidente verso una formazione facilmente entusiasta dalle lusinghe del mercato. Dopo varie fasi alterne dove l'insegnamento della filosofia ha conosciuto una seppur breve "età dell'oro" alla fine della seconda guerra mondiale inizia una fase di lento declino; l'insegnamento della filosofia deve far fronte a molte minacce, moltissime provenienti dalle scienze umane (psicologia, sociologia, etnologia, linguistica ecc.) che si sviluppano in modo autonomo, non più suddite ed obbedienti alla filosofia.
Le stesse classi di concorso vengono modificate e seppur per poco tempo la filosofia scomparirà a favore della omnicomprensiva definizione di scienze umane, di memoria vichiana. L'indipendenza delle scienze umane produce una serie di riflessioni che ridefiniscono non solo i ruoli e le strategie pedagogiche ma anche gli orari scolastici. Molte mini e maxi-sperimentazioni si orientarono negli anni ottanta a privilegiare soprattutto la psicologia intesa come scienza del comportamento umano a detrimento della filosofia mentre diverse esperienze liceali inseriranno veri e propri percorsi didattici ibridi.
L'ultima fase, peraltro abbastanza recente e prolungata, è ritornata a rivalutare il vecchio termine di "filosofia" ma talvolta inteso come una mera etichetta. Alcune sperimentazioni in corso hanno tagliato ancora ore d'insegnamento a favore delle pratiche di codocenze o compresenze; quest'ultime con meriti circa innovazioni e risultati a livello didattico ma nello stesso tempo mettendo in discussione lo statuto epistemologico di una materia da tutti ritenuta formativa ma nei fatti di secondo rango nei confronti dell'economia o dei saperi cosiddetti operativi.
Siamo agli inizi di una nuova riforma scolastica ritenuta da molti di livello "gentiliana". Una domanda però si pone: "Ritorneremo all'età dell'oro o a quella della pietra?" Stiamo attendendo con ansia questo grande evento ma nel frattempo ci pare interessante citare un passo tratto dall'opera di F. Nietzsche "Al di là del bene e del male" che nel 1886 così interpretava l'epoca del tempo:" I pericoli che minacciano lo sviluppo del filosofo sono oggi così vari che si potrebbe dubitare che tale frutto sia ormai capace di maturare."

Coll."10-18" pag.136