LA COMUNITA' EBRAICA


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

Piccoli nuclei ebraici si stabiliscono lungo la costa dell'entroterra ligure fin dal VI secolo. Il gruppo è molto ridotto anche nella stessa Genova, nonostante la città sia il porto principale della regione. Uno di questi gruppi si organizza qui stabilmente a metà del 600, acquisendo consistenza ed importanza nella Liguria del 1800. Le notizie storiche che riguardano gli ebrei stabilitisi nei piccoli centri, sono frammentarie e incerte.
Un piccolo nucleo vive a Savona intorno al 1450 poiché la città, in concorrenza con Genova, offre rifugio ai suoi nemici . Sembra trattarsi di un gruppo di banchieri che vengono poi ufficialmente espulsi nel 1476, quando si apre in città il locale Monte di Pietà. Dopo questa data alcune famiglie rimangono in città, continuando a vivere in Vico dei Giudei, oggi Vico Crema, che compare ancora nelle mappe topografiche del 700.A Savona, come anche a Noli, nel 1452 si intenta un'accusa di omicidio rituale contro gli ebrei: coloro che intendono iscriversi alla Comunità ebraica di Savona, devono rivolgersi alla Comunità genovese, essendo stata la prima inabilitata.

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La comunità Ebraica di Genova durante la discriminazione

Il fascismo colpisce duramente la Comunità: nel novembre 1943 sono arrestati e deportati 300 ebrei genovesi, insieme al rabbino capo Riccardo Pacifici, che non vuole lasciare la Comunità. Alla sua memoria è dedicata una piccola piazza all'inizio di via Bertora dove oggi è situata la sinagoga.
I deportati genovesi sono, invece, ricordati con un grande monumento all'ingresso dell'antico cimitero ebraico di Staglieno.
Dal 1936, alla fine della guerra, a Genova si abilita la Delasem, l'organizzazione di assistenza ai profughi ebrei, che ha la sede centrale in via XX Settembre. In quindici anni di attività riesce ad aiutare circa 30.000 ebrei e, ancor prima della fondazione dello Stato d'Israele, dai porti liguri, numerosi emigranti clandestini lasciano le coste genovesi verso la Palestina.
Dopo la guerra, la Comunità ha ripreso la vita normale, non raggiungendo, però, né il numero, né la vitalità manifestata all'inizio del Novecento. Oggi gli ebrei genovesi sono circa 650.

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Relazione de l'incontro con il Rabbino capo della comunità Ebraica di Genova

RELATORE: Sig. Momigliano, rabbino capo della comunità ebraica di Genova.
Il popolo degli Ebrei vanta le proprie origini nella Bibbia, che lo ritrae come stirpe di enorme importanza per essere stata la prima ad assumere un ordinamento monoteista. La fede degli ebrei risiede in un patto di alleanza con Dio e nelle interpretazioni che hanno dato luogo a correnti differenti tra chi, come i Farisei, sostiene attendibili sia gli insegnamenti scritti, sia quelli orali e tra chi, invece, non riconosce legittimi questi ultimi.
Se le origini degli ebrei, ritrovate nella Bibbia, riportano una dettagliata storia di questo popolo, a cominciare dalla Diaspora, le notizie sono più sommarie.
Già dall'inizio delle Crociate si possono evidenziare persecuzioni e limitazioni a scapito delle Comunità, indicate come responsabili della morte di Gesù e con notevoli connotazioni demoniache. Mentre in Oriente la situazione per gli ebrei non è affatto piacevole, in Europa vi è un clima migliore, almeno per quanto riguarda il periodo antistante il 1492, poiché essi sono completamente integrati con musulmani e cattolici.
I problemi in Europa iniziano con la scoperta dell'America nel 1492, anno in cui gli ebrei, cacciati dalla Spagna, creano due ceppi: gli ebrei Sefarditi (gli spagnoli) e quelli Ashkenaziti (tedeschi).
Dall'epoca moderna gli ebrei subiscono limitazioni e vivono nei ghetti; il Seicento e il Settecento modificano ampiamente le loro abitudini: alcuni mantengono la loro identità religiosa, altri attenuano l'osservanza a scapito delle componenti storico- culturali.
Se nell'Ottocento gli ebrei vivono un periodo di relativa calma, alla fine di questo secolo si riacutizzano le limitazioni, soprattutto in Francia, in Germania e in Russia. Da tali difficoltà prende avvio il sionismo, il movimento di ritorno alla terra dei padri, nella quale il popolo ebraico avrebbe trovato la sua autonomia.
In seguito alla Shoà, sei dei diciotto milioni di ebrei in Germania e Polonia è sterminato.
Dopo un breve cenno storico ecco un dettagliato profilo teologico su quanto muove ed ispira la Comunità ebraica; Dio ha fede nell'uomo: Dio è perfetto, l'uomo è imperfetto e quest'ultimo deve aspirare alla santità per potersi avvicinare al divino, senza allontanarsi dagli obblighi cui deve attenersi nella vita reale. Dio deve giudicare in modo severo l'operato in vita, lasciando grande libertà all'uomo stesso. Il giudizio divino condurrà ad una ricompensa o ad una punizione dopo la morte, ripercuotendosi sull'anima umana.
Il Dio ebraico non è identificabile con la figura di Gesù, un israelita che ha attinto le sue conoscenze dai profeti, né con il Messia, che deve ancora giungere; la sua ipotetica venuta scatena opinioni contrastanti tra chi ritiene essa sia imputabile solo a Dio e chi ritiene dipenda dall'uomo.
Un aspetto molto importante del rapporto uomo- divinità è legato alla vita quotidiana, che ogni ebreo ortodosso conduce: la preghiera. Rivolta a Dio, avvicina l'uomo alla santità. Vi sono tre preghiere principali e fanno parte del Pentateuco, che ricorda la nascita di Israele e la fine della schiavitù in Egitto. Anche le benedizioni sono un aspetto importante, ma, a differenza delle preghiere, sono pronunciate dalla collettività.
Nelle famiglie ebraiche la devozione alla religione è assoluta, tanto che talvolta i discendenti si spingono altrove per ricercare la propria spiritualità. La partecipazione alla vita religiosa ebraica inizia con la circoncisione durante il battesimo, lottavo giorno dalla nascita, e rappresenta il patto di fedeltà ed alleanza con Dio; la femmina riceve, invece, la benedizione in ricordo della madre.
La maggiore età religiosa inizia a tredici anni per il ragazzo e a dodici per le ragazze, con l'obbligo di seguire tutti i comandamenti e conoscere le tradizioni. Nella sinagoga e nelle cerimonie religiose le donne sono divise dagli uomini. Nelle famiglie la donna rappresenta la figura materna che si occupa della casa, mentre l'uomo si dedica alla vita della Comunità e alla preghiera nella sinagoga. Aspetto peculiare della religione ebraica sono le ricorrenze festive. Il calendario inizia con il racconto biblico della nascita di Gesù e l'anno si suddivide in dodici mesi lunari; il capodanno, fra settembre e ottobre, dà inizio ai giorni del pentimento, improntato su severità, serietà e ortodossia. Importanti sono anche i giorni del Kippur, dedicati alla preghiera e al digiuno, e quello della Pasqua.
La cultura ebraica si differenzia notevolmente da quella cristiana, per tale motivo il rapporto tra le varie Comunità ebraiche e la società civile italiana ha creato spesso contrasti.
Le Comunità italiane sono riunite nella "Unione delle Comunità Ebraiche", che ha una struttura associativa e volontaria: prevede un rabbino capo, un Consiglio, che guida la Comunità dal punto di vista amministrativo e un Consiglio elettivo di quattro anni. Il rabbino è una giuda religiosa; il Presidente sbriga gli obblighi amministrativi e culturali.
In Liguria la legislazione antiebraica del 1938 è, come per tutte le Comunità, inaspettata poiché fino alla vigilia dell'emanazione delle leggi gli ebrei sono convinti della loro sicurezza. La Comunità più colpita è quella di Genova, ma vi sono altri nuclei a Sanremo, a La Spezia e ad Alassio. A Genova nel 1943 sono deportati 225 ebrei, cifra che prelude una ben più estesa catastrofe seguente.
Gli ebrei ricevono, durante la loro tragedia, molti aiuti da tutta Italia, ma in particolare dal pontificato di Giovanni XXIII, che riconosce lo Stato d'Israele. Si contrappone ad esso il pontificato di Pio XII, che non assume una posizione all'interno della vicenda e si rinchiude in un silenzio tombale.

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